lunedì 21 aprile 2014

Il cineforum di Polesella






Da sette anni “produzioni cinematografiche” cura un cineforum a Polesella. I curatori della rassegna sono stati ospiti della rubrica “Per un pugno di film”, la settimana scorsa proprio per parlare della loro iniziativa. In studio con Simone e Denis, sono intervenuti, Ornella Astolfi, che è anche sindaco uscente di Polesella, Romolina Trentini e Riccardo Zampieri. La rassegna di quest’anno si intitolava “Passioni e solitudini”, è partita il 5 marzo e si avvia alla conclusione che sarà mercoledì 30 aprile con l’ultima proiezione in programma, vale a dire il film: “Farenheit 451” di Francoise Truffaut. «L’idea del cineforum – ha spiegato Ornella Astolfi – ci è venuto proprio in occasione della festa della donna, perché ogni anno, a Polesella si faceva qualcosa in vista di questa festa, in genere veniva regalata una mimosa alle donne. Sette anni fa, parlando con Romolina, che è anche una pittrice, abbiamo voluto fare qualcosa di diverso e abbiamo pensato di dedicare tutto il mese di marzo alle donne. Così è nato il “Marzo rosa”, con occasioni riservate alla musica, alla pittura e appunto al cinema. Per il cineforum abbiamo scelto il mercoledì sera, perché è un giorno che gli uomini guardano la partita in televisione». «Abbiamo fatto un vero e proprio sondaggio – ha detto Romolina – una indagine sul giorno preferito dalle donne e sui generi cinematografici che interessavano loro. All’inizio delle proiezioni avevamo poca affluenza, ma abbiamo pensato di tener duro ed il pubblico è aumentato nel tempo». Le proiezioni si tengono in sala Agostiniani: «E’ l’abside del vecchio monastero, di cui il municipio occupa una parte. Lo considero un salottino del nostro paese, abbiamo anche delle poltroncine da discoteca, che creano un ambiente particolare efanno in modo che chi viene a vedere un film si senta come se fosse andato a trovare un amico per vedere un film insieme».


Alberto Giurioli: "le mie emozioni diventano musica"



Ospite ad ArabRovigo, questa settimana è Alberto Giurioli, giovane musicista e compositore, originario di Badia Polesine. Alberto ha iniziato a suonare a quattro anni e nel 2010 ha realizzato il suo primo album “Ali”. Ha al suo attivo collaborazioni di livello internazionale con artisti come Criss Elliott che è arrangiatore di Adele, One Direction ed Amy Winehouse. Intervistato da Dounia e Federico, ci ha spiegato come è nata la sua passione per la musica, in particolare per il pianoforte. «A dire il vero sono stato un po’ spinto da mio papà a suonare, perché aveva visto che il mio vicino di casa suonava le tastiere. Mi ha mandato alla scuola di musica di Badia Polesine. All’inizio mi sono trovato un po’ spaesato, perché bisogna capire ed apprendere l’arte specialmente quando si ha un primo approccio con lo strumento musciale , si ha dolore alle mani, subentra il desiderio di mollare. Tuttavia ho sempre tenuto duro e sono riuscito a superare anche i momenti di crisi. Con il tempo ho visto che potevo esprimere le mie emozioni attraverso il pianoforte. Ho voluto creare qualcosa di mio, non solo suonare quello che era stato composto dagli altri» I suoi punti di riferimento sono autori di colonne sonore come Ennio Morricone, che lui stima tantissimo: «E’ un genio della musica – dice Alberto – adoro le colonne sonore dei film perché hanno un tipo di sonorità che mi piace molto. Mi piace ascoltare le varie parti dell’orchestra che giocano tra loro con il botta e risposta. Mi affascina molto. Poi naturalmente sono un giovane e vengo da una formazione blues, ho suonato pop, rock e metal. Ascolto molto metal». Quando gli chiedono da dove trae ispirazione per la sua musica risponde: «traggo ispirazione prevalentemente dalla vita quotidiana, dai momenti allegri e da quelli tristi, e poi dai viaggi che faccio. L’anno scorso sono stato diverse volte in Inghilterra, ho vissuto là per un mese e mezzo ed ho potuto capire un po’ meglio la cultura di quel paese». Quando gli chiedono che consigli darebbe ad un giovane che vuole dedicarsi alla musica risponde tra l’ironico e l’impegnato: «anzitutto gli consiglio di ascoltare il mio disco e poi di crederci e di non mollare mai, perché sognare è bello e tante volte i sogni diventano realtà».




mercoledì 16 aprile 2014

I campi estivi di Legambiente






Per molti giovani sono una prima esperienza per mettersi alla prova fuori di casa, sperimentarsi in un contesto di impegno attivo e convivere per alcuni giorni con coetanei di altri paesi. Ogni anno i campi di volontariato estivi coinvolgono migliaia di giovani in tutta Italia.
A parlarne ai microfoni di “Radio Volontariato” è Ilaria Boldrin di Legambiente, una delle principali organizzazioni che promuovono queste esperienze di volontariato “estemporaneo” nel periodo estivo. I campi di volontariato estivo sono molto più di una “vacanza solidale”: consentono di conoscere altri giovani di tutto il mondo e mettersi alla prova in progetti per le comunità locali. “Essenzialmente il campo di volontariato è un’esperienza di volontariato della durata di 10 o 15 giorni, in cui un gruppo di ragazzi si incontra e svolge delle attività utili, nel nostro caso in ambito ambientale e di sensibilizzazione”, spiega Ilaria.
Esistono tanti tipi di campi estivi, da quelli classici per i giovani a quelli per le famiglie, i bambini, gli over 50. I campi si svolgono sia in Italia che all’estero. Il programma di Legambiente, disponibile sul sito www.legambiente.it, prevede attività in località di mare e di montagna, città d’arte e piccoli borghi. In Veneto si svolgeranno campi all’isola della Certosa a Venezia, nel trevigiano e nel bellunese.
Circa due anni fa, Ilaria ha seguito a Rovigo un campo molto particolare, rivolto ad adulti over 50: “Si trattava di un campo internazionale, con adulti provenienti da diversi paesi, realizzato in collaborazione con l’Auser – racconta – Hanno svolto attività di pulizia del verde in città, nel parco di Casa Serena, ai giardini delle torri, oltre a visite ed escursioni in zona e nelle città vicine”. Un’esperienza completamente nuova e diversa, rispetto ai campi con i ragazzi: “Gestire un campo con adulti è più facile: sono persone più consapevoli di ciò a cui andranno incontro e con più esperienza, rispetto ai più giovani”.
Perché un giovane dovrebbe scegliere di trascorrere un paio di settimane in un campo di volontariato? “Domanda difficile, ci sono tante motivazioni, ma direi principalmente per fare un’esperienza utile per se stessi, oltre che per una comunità, perché il campo è un contesto in cui mettersi alla prova, confrontarsi con se stessi e con gli altri”.
La puntata è condotta da Francesco Casoni del Centro di servizio per il volontariato di Rovigo. Sarà in onda per tutta la seconda metà di aprile. 


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L'importanza dell'igiene dentale



A Ponte Radio in onda questa settimana, Nazzareno Pellegrini e Salvatore Filella intervistano Giorgio del Panta, odontoiatra, sull’importanza della igiene dentale. Troppo spesso infatti, siamo portati un po’ per il fatto che siamo sempre di corsa o semplicemente per pigrizia, a trascurare l’igiene della nostra bocca. «Bisogna sapere - da detto il dottor Del Panta - che in bocca c’è un infinito numero di batteri utili all’ organismo perché in bocca inizia la prima parte della digestione, però se questi batteri trovano materiale organico adagiato su gengive, denti e lingua, creano problemi alla salute dentaria. Per i denti e importante che la sostanza organica che si deposita tutti i giorni su denti e gengive, sia eliminata quotidianamente, facendo una corretta igiene orale, molto accurata, sia al mattino che alla sera, senza dimenticare il mezzodì. Ricordiamo poi che anche fumare peggiora la salute dentale. Coloro che fumano devono fare una igiene molto accurata». Ci sono poi malattie che richiedono una maggiore igiene com per esempio il diabete. Esistono molti strumenti per l'igiene orale: i diversi spazzolini usati a mano, gli spazzolini elettrici, l'idropulsore ad acqua (molto utile), gli scovolini interdentali, il filo dentale (diversi tipi) e lo stimolatore di gomma per particolari casi. «La sostanza organica che si deposita e che bisogna eliminare è la placca dentale, spesso causa di alitosi, che però può derivare anche da problemi gastrici. La prevenzione porta alla salute dei vostri denti e va fatta sin da molto giovani, non quando siamo adulti, a volte, in questi casi, già abbiamo problemi che richiedono I'intervento del dentista. Conservare in salute i propri denti, non solo vi fa risparmiare disagi e dolori lungo la vostra vita, ma anche risparmiare denaro. I germi e la placca, fermi in quel piccolo spazio fra gengiva e dente, (e anche in altre parti del cavo orale) depositandosi la placca, provocano la reazione difensiva dell’organismo, facendo affluire più sangue dove necessario, perche questo contiene i globuli bianchi, che sono i vigili urbani del organismo, le prime difese al problema. Questi vigili urbani senza autovelox, non fanno prevenzione, combattono senza riposo ne tregua i germi annidati nella placca, perchè la placca anche se non si pranza o cena, si forma lo stesso in base al “ph” della saliva, a causa dell'afflusso di sangue, la placca se non rimossa correttamente, provoca l'aumento del volume gengivale, successivamente il suo sanguinamento, a volte con dolore e alitosi. Questa e una situazione che non dobbiamo permettere, allora mano a spazzolini e quanto altro, ed eliminiamola bene, tutti i giorni con santa pazienza». Del Panta nel corso della puntata ha dato molti preziosi consigli ed ha spiegato anche quali sono le conseguenze di una igiene non corretta sulla nostra bocca. 
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martedì 15 aprile 2014

Il diritto di famiglia in Marocco



Ospite di questa settimana ad Arab Rovigo è la giovane avvocato Kaoutar Badrane  che vive a Bassano del Grappa. Kaoutar si è laureata in Scienze Giuridiche con una tesi sulla “Al-Madawwana”, vale a dire la riforma del diritto di famiglia in Marocco. 
Ha poi conseguito una laurea specialistica in Scienze Giuridiche Europee e Transnazionali all’Univer- sità di Trento. Dal 2010 è iscritta all’Ordine degli Avvocati di Bassano del Grappa e da quest’anno anche a quello di Vicenza. Offre assistenza giuridica in lingua italiana ed in lingua araba. Ha deciso di specializzarsi in consulenza alle controversie che vedono coinvolti cittadini italiani in Marocco, fornendo loro informazioni sulla legislazione, in particolare nell’ambito commerciale e civile. 
E’ anche autrice del libro “Il codice di famiglia in Marocco” edito dalla libreria Universitaria. «L’idea di scrivere questo libro è partita dalla voglia di scoprire le mie radici ed i diritti delle donne nel mio paese di origine. Io sono venuta in Italia quando avevo sei anni e sono cresciuta in una famiglia patriarcale, tradizionalista. 
Quando andavo fuori di casa, a scuola mi trovavo a confrontarmi con una cultura diversa. Fuori di casa vedevo un mondo e all’interno di casa mia ne vedevo un altro. Così sono cresciuta con la voglia di capire. Per esempio a scuola quando vedevano che mi accompagnava mia mamma che portava il velo, mi dicevano: ma tua mamma è costretta a portare il velo? E quando tornavo in Marocco per trovare i parenti mi dicevano: ma le donne in Europa sono costrette ad andare in televisione a ballare svestite? Io ho voluto sapere la verità, per capire me stessa». 
I conduttori le hanno chiesto se ci sono analogie tra la famiglia in Italia e la famiglia in Marocco: «Con la crisi anche in Veneto, si sta tornando alle famiglie allargate, un po’ come succede in Marocco, si sta creando più solidarietà, c’è maggiore comunicazione tre le persone. In Marocco il diritto di famiglia non è mai stato cambiato dai Coloni, è sempre stato legato alle leggi coraniche. Poi le proteste femministe hanno portato dei cambiamenti che però non sono ancora completi». 
Il libro di Kautar parla proprio di questi argomenti.

giovedì 10 aprile 2014

La Bibbia e il bibliodramma



Nella sesta puntata di Aspettando il festival biblico sono ospiti Frida e Giovanni della scuola di Forazione Teologica per laici di Rovigo. Come al solito gli ospiti si sono presentati agli ascoltatori: «Sono stata invitata al Festival come facilitatrice della metodologia del bibliodramma  - ha detto Frida – che sembra una parola difficile ma in realtà è solo chi aiuta a vivere al meglio una laboratorio di bibliodramma che si terrà domenica 25 maggio alle 16.00 al ridotto del teatro sociale. Il titolo sarà: “Attraversando attivamente una narrazione” e il brano preso in considerazione è dal cap. 19 del Vangelo di Luca, dedicato a Zaccheo, e cercheremo di capire il Zaccheo che c’è in noi. In Zacccheo si trovano le due persone, quella arrivata che non si sente soddisfatta e la persona ancora alla ricerca di qualcosa e non sa bene cosa sia. Oppure c’è il tema della legalità, perché in Zaccheo i temi sono tanti». Giovanni ha parlato della scuola Teologica per laici: «Il festival biblico sarà l’occasione – ha detto per mettere l’accento sull’aspetto culturae del testo biblico, siamo abituati a considerarlo un testo sacro. E’ un testo fondante della nostra società, del nostro modo di essere, abbiamo voluto quindi partecipare facendo dei piccoli incontri, quello che riguarda il bibliogramma e poi dei momenti di meditazione, il primo dei quali saà sabato 24 aggio alle 9.30 e avrà come tema: “Custodia o abuso del creato”, si tratterà di una conversazione. L’altro incontro sarà intitolato: “In carcere insieme a Gesù”, e vedrà la partecipazione di Livio Ferrari, giornalista che ha dedicato la sua vita a favore dei carcerati. Avremo poi un momento di meditazione dal titolo: “L’esilio, tra crisi di fede e memoria delle proprie radici” ed è una lettura spirituale del testo tenuta da Suor Cristina Caracciolo. Si sono scelte delle location dei luoghi che non fossero necessariamente di uso religioso ma di uso civile, come il ridotto del teatro sociale e le chiesa di San Domenico».
“Con il  Bibliodramma – ha detto Frida - cerchiamo di fare entrare il testo biblico in noi in modo da viverlo da dentro con i nostri sensi e le nostre emozioni. E’ un incontro con il testo biblico partendo dalla propria esperienza di vita. E’ una modalità di lettura di gruppo (di solito sono 12-15 persone). 
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L'anima ecumenica del Festival Biblico



Nella quinta puntata di Aspettando il festival biblico Alessandra Moretto e Suor Michela Marinello che fanno parte entrambe del Servizio Ecumenico della Diocesi di Adria-Rovigo. Le due ospiti sono state intervistate sempre da Nazzareno, Luciana e Roberto.
Originaria di Villadose, Suor Michela fa parte della congregazione delle Serve di Maria Riparatrici, insegna religione all’Istituto Primo Levi di Badia e da tanti anni ha la passione per l’ecumenismo che per Rovigo è una bella realtà, dimostrato anche nello scorso gennaio quando chiesa evangelica e chiesa cattolica hanno preparato insieme la preghiera per l’unità dei cristiani: «il nostro è l’ecumenismo della vita, perché alla fine l’ecumenismo è fatto di cose semplici – ha detto suor Michela – come  instaurare relazioni fraterne nel territorio in cui si vive».
Alessandra è invece responsabile del Sae di Rovigo (segretariato attività ecumeniche): «Il Sae – ha detto -  è presente a Rovigo dal 2006 ed è il punto di riferimento per l’ecumesimo, è una associazione di laici impegnati nel dialogo tra i cristiani».
Al festival biblico infatti ci sarà un appuntamento, domenica alle ore 18.00  dedicato alla Bibbia e all’ecumenismo. La Bibbia è infatti il punto di riferimento di molte religioni, come l’ebraismo e poi le chiese cattoliche, le chiese ortodosse e le chiese protestanti evangeliche. L’incontro è intitolato: «Ricorda i giorni del tempo antico, medita gli anni lontani. Interroga tuo padre e te lo racconterà, i tuoi vecchi e te lo diranno».  Nel Festival è poi inserito anche il Culto della domenica della Chiesa evangelica battista di Rovigo. «Prima del Concilio Vaticano la Bibbia non era accessibile a tutti – ha ricordato Suor Michela – neanche a tante mie consorelle, e allora non si parlava di ecumenismo. Da allora ad oggi sono stati compiuti tanti passi avanti ma tanti si devono ancora compiere». 

mercoledì 2 aprile 2014

La nostra bellissima esperienza di servizio civile



Il servizio civile regionale è nuovamente al centro di Radio Volontariato. Nella puntata in onda nella prima metà di aprile, conosciamo Nicola, Sara e Matteo, tre volontari in servizio civile in tre associazioni che offrono servizi di trasporto a persone non autosufficienti. Nicola Crimaco presta servizio dal maggio scorso alla Croce Azzurra di Bergantino, che opera con ambulanze e taxi ambulanze nel territorio altopolesano. “Accompagno persone anziane a fare visite mediche oppure trasportiamo verso l’ospedale persone allettate con l’ambulanza dell’associazione. Inoltre mi occupo della promozione della Croce Azzurra e delle sue attività”. L’associazione Volontariato Barbara di Occhiobello ha invece accolto Sara Pavanello. Qui, oltre a svolgere servizi con i mezzi di trasporto dell’associazione, si occupa di attività amministrative e contabilità. “Sto studiando economia, perciò questa esperienza mi sarà utile anche per avere una prima esperienza nell’ambito per cui mi preparo a lavorare”. Matteo Casarin, infine, è in servizio all’associazione Blu Soccorso di Lusia. “Oltre ai trasporti, presidiamo manifestazioni sportive e altre iniziative, mettendoci a disposizione come soccorritori”. Per fare servizio in un ambito tanto delicato, non è necessaria tuttavia una formazione specifica: “Siamo stati formati con corsi appositi sul primo soccorso, utili anche per future esperienze lavorative”. Al termine dell’anno di servizio, dice Matteo, “credo di avere imparato ad imparare da altri, a fare gruppo e lavorare con altre persone, tutti requisiti che preparano a futuri ambienti di lavoro. Il bello è che l’ho fatto divertendomi”. Per Nicola, il servizio civile ha completato la sua formazione: “Studio per diventare psicologo. Mi mancava un’esperienza come questa, in cui i servizi richiedono anche di relazionari con persone che soffrono o con i loro familiari”. Dopo dieci mesi di servizio, Sara è ancora carica di entusiasmo: “Continuerò anche dopo la fine dell’anno di servizio civile. Se potessi, farei di questo il lavoro della mia vita”.







Associazionismo e incontro di culture



Si è svolto venerdì scorso presso la sede di Radio Kolbe Rovigo, il convegno Associazionismo e incontro di culture, per festeggiare il primo compleanno del Programma ArabRovigo, curato dall’associazione Casa Marocco sulle frequenze dell’emittente diocesana. A fare gli onori di casa il direttore don Bruno Cappato che ha ricordato il compito della radio, una radio aperta al confronto tra le persone sull’esempio proprio dell’ispiratore San Massimiliano Kolbe. E’ intervenuta poi la presidente dell’Associazione Casa Marocco, nonché conduttrice del programma Dounia Machkour: «il nostro obiettivo - ha detto Dounia - è stato fin dall’inizio il coinvolgimento delle diverse componenti associative e sociali per compiere azioni positive in favore degli immigrati e consolidare le buone relazioni tra il nostro paese di origine e quello in cui viviamo, senza condizionamenti per l’appartenenza a credi religiosi diversi, ad ideologie di differente cultura etnica e la valorizzazione delle donne immigrate». Il programma non si è limitato solo alle frequenze radiofoniche ma è stato anche messo in internet nel sito della radio e nel sito della associazione attivato a dicembre dello scorso anno, varcando in questo modo le frontiere nazionali e raggiungendo le popolazioni che vivono in Marocco. In circa quattro mesi le puntate sono state ascoltate 296 volte ed il 62,5% sono stati nuovi accessi. All’incontro sono intervenuti il vice sindaco di Rovigo, Gianni Antonio Saccardin, gli assessori provinciali Guglielmo Brusco e Marinella Mantovani, Davide Girotto della Caritas diocesana, il pedagogista Vincenzo Longo, Valentina Tienghi, che ha aiutato Dounia nella trasmissione del programma e Kabira Edlahcen mediatrice linguistico culturale. Hanno portato un saluto anche Anna Maria Monesi dell’Associazione Andos. Ha fatto da coordinatore degli interventi Federico Amal che da poco tempo affianca Dounia nella conduzione del programma. Dounia ha consegnato una targa a don Bruno in segno di ringraziamento per la disponibilità dimostrata.







lunedì 21 aprile 2014

Il cineforum di Polesella






Da sette anni “produzioni cinematografiche” cura un cineforum a Polesella. I curatori della rassegna sono stati ospiti della rubrica “Per un pugno di film”, la settimana scorsa proprio per parlare della loro iniziativa. In studio con Simone e Denis, sono intervenuti, Ornella Astolfi, che è anche sindaco uscente di Polesella, Romolina Trentini e Riccardo Zampieri. La rassegna di quest’anno si intitolava “Passioni e solitudini”, è partita il 5 marzo e si avvia alla conclusione che sarà mercoledì 30 aprile con l’ultima proiezione in programma, vale a dire il film: “Farenheit 451” di Francoise Truffaut. «L’idea del cineforum – ha spiegato Ornella Astolfi – ci è venuto proprio in occasione della festa della donna, perché ogni anno, a Polesella si faceva qualcosa in vista di questa festa, in genere veniva regalata una mimosa alle donne. Sette anni fa, parlando con Romolina, che è anche una pittrice, abbiamo voluto fare qualcosa di diverso e abbiamo pensato di dedicare tutto il mese di marzo alle donne. Così è nato il “Marzo rosa”, con occasioni riservate alla musica, alla pittura e appunto al cinema. Per il cineforum abbiamo scelto il mercoledì sera, perché è un giorno che gli uomini guardano la partita in televisione». «Abbiamo fatto un vero e proprio sondaggio – ha detto Romolina – una indagine sul giorno preferito dalle donne e sui generi cinematografici che interessavano loro. All’inizio delle proiezioni avevamo poca affluenza, ma abbiamo pensato di tener duro ed il pubblico è aumentato nel tempo». Le proiezioni si tengono in sala Agostiniani: «E’ l’abside del vecchio monastero, di cui il municipio occupa una parte. Lo considero un salottino del nostro paese, abbiamo anche delle poltroncine da discoteca, che creano un ambiente particolare efanno in modo che chi viene a vedere un film si senta come se fosse andato a trovare un amico per vedere un film insieme».


Alberto Giurioli: "le mie emozioni diventano musica"



Ospite ad ArabRovigo, questa settimana è Alberto Giurioli, giovane musicista e compositore, originario di Badia Polesine. Alberto ha iniziato a suonare a quattro anni e nel 2010 ha realizzato il suo primo album “Ali”. Ha al suo attivo collaborazioni di livello internazionale con artisti come Criss Elliott che è arrangiatore di Adele, One Direction ed Amy Winehouse. Intervistato da Dounia e Federico, ci ha spiegato come è nata la sua passione per la musica, in particolare per il pianoforte. «A dire il vero sono stato un po’ spinto da mio papà a suonare, perché aveva visto che il mio vicino di casa suonava le tastiere. Mi ha mandato alla scuola di musica di Badia Polesine. All’inizio mi sono trovato un po’ spaesato, perché bisogna capire ed apprendere l’arte specialmente quando si ha un primo approccio con lo strumento musciale , si ha dolore alle mani, subentra il desiderio di mollare. Tuttavia ho sempre tenuto duro e sono riuscito a superare anche i momenti di crisi. Con il tempo ho visto che potevo esprimere le mie emozioni attraverso il pianoforte. Ho voluto creare qualcosa di mio, non solo suonare quello che era stato composto dagli altri» I suoi punti di riferimento sono autori di colonne sonore come Ennio Morricone, che lui stima tantissimo: «E’ un genio della musica – dice Alberto – adoro le colonne sonore dei film perché hanno un tipo di sonorità che mi piace molto. Mi piace ascoltare le varie parti dell’orchestra che giocano tra loro con il botta e risposta. Mi affascina molto. Poi naturalmente sono un giovane e vengo da una formazione blues, ho suonato pop, rock e metal. Ascolto molto metal». Quando gli chiedono da dove trae ispirazione per la sua musica risponde: «traggo ispirazione prevalentemente dalla vita quotidiana, dai momenti allegri e da quelli tristi, e poi dai viaggi che faccio. L’anno scorso sono stato diverse volte in Inghilterra, ho vissuto là per un mese e mezzo ed ho potuto capire un po’ meglio la cultura di quel paese». Quando gli chiedono che consigli darebbe ad un giovane che vuole dedicarsi alla musica risponde tra l’ironico e l’impegnato: «anzitutto gli consiglio di ascoltare il mio disco e poi di crederci e di non mollare mai, perché sognare è bello e tante volte i sogni diventano realtà».




mercoledì 16 aprile 2014

I campi estivi di Legambiente






Per molti giovani sono una prima esperienza per mettersi alla prova fuori di casa, sperimentarsi in un contesto di impegno attivo e convivere per alcuni giorni con coetanei di altri paesi. Ogni anno i campi di volontariato estivi coinvolgono migliaia di giovani in tutta Italia.
A parlarne ai microfoni di “Radio Volontariato” è Ilaria Boldrin di Legambiente, una delle principali organizzazioni che promuovono queste esperienze di volontariato “estemporaneo” nel periodo estivo. I campi di volontariato estivo sono molto più di una “vacanza solidale”: consentono di conoscere altri giovani di tutto il mondo e mettersi alla prova in progetti per le comunità locali. “Essenzialmente il campo di volontariato è un’esperienza di volontariato della durata di 10 o 15 giorni, in cui un gruppo di ragazzi si incontra e svolge delle attività utili, nel nostro caso in ambito ambientale e di sensibilizzazione”, spiega Ilaria.
Esistono tanti tipi di campi estivi, da quelli classici per i giovani a quelli per le famiglie, i bambini, gli over 50. I campi si svolgono sia in Italia che all’estero. Il programma di Legambiente, disponibile sul sito www.legambiente.it, prevede attività in località di mare e di montagna, città d’arte e piccoli borghi. In Veneto si svolgeranno campi all’isola della Certosa a Venezia, nel trevigiano e nel bellunese.
Circa due anni fa, Ilaria ha seguito a Rovigo un campo molto particolare, rivolto ad adulti over 50: “Si trattava di un campo internazionale, con adulti provenienti da diversi paesi, realizzato in collaborazione con l’Auser – racconta – Hanno svolto attività di pulizia del verde in città, nel parco di Casa Serena, ai giardini delle torri, oltre a visite ed escursioni in zona e nelle città vicine”. Un’esperienza completamente nuova e diversa, rispetto ai campi con i ragazzi: “Gestire un campo con adulti è più facile: sono persone più consapevoli di ciò a cui andranno incontro e con più esperienza, rispetto ai più giovani”.
Perché un giovane dovrebbe scegliere di trascorrere un paio di settimane in un campo di volontariato? “Domanda difficile, ci sono tante motivazioni, ma direi principalmente per fare un’esperienza utile per se stessi, oltre che per una comunità, perché il campo è un contesto in cui mettersi alla prova, confrontarsi con se stessi e con gli altri”.
La puntata è condotta da Francesco Casoni del Centro di servizio per il volontariato di Rovigo. Sarà in onda per tutta la seconda metà di aprile. 


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L'importanza dell'igiene dentale



A Ponte Radio in onda questa settimana, Nazzareno Pellegrini e Salvatore Filella intervistano Giorgio del Panta, odontoiatra, sull’importanza della igiene dentale. Troppo spesso infatti, siamo portati un po’ per il fatto che siamo sempre di corsa o semplicemente per pigrizia, a trascurare l’igiene della nostra bocca. «Bisogna sapere - da detto il dottor Del Panta - che in bocca c’è un infinito numero di batteri utili all’ organismo perché in bocca inizia la prima parte della digestione, però se questi batteri trovano materiale organico adagiato su gengive, denti e lingua, creano problemi alla salute dentaria. Per i denti e importante che la sostanza organica che si deposita tutti i giorni su denti e gengive, sia eliminata quotidianamente, facendo una corretta igiene orale, molto accurata, sia al mattino che alla sera, senza dimenticare il mezzodì. Ricordiamo poi che anche fumare peggiora la salute dentale. Coloro che fumano devono fare una igiene molto accurata». Ci sono poi malattie che richiedono una maggiore igiene com per esempio il diabete. Esistono molti strumenti per l'igiene orale: i diversi spazzolini usati a mano, gli spazzolini elettrici, l'idropulsore ad acqua (molto utile), gli scovolini interdentali, il filo dentale (diversi tipi) e lo stimolatore di gomma per particolari casi. «La sostanza organica che si deposita e che bisogna eliminare è la placca dentale, spesso causa di alitosi, che però può derivare anche da problemi gastrici. La prevenzione porta alla salute dei vostri denti e va fatta sin da molto giovani, non quando siamo adulti, a volte, in questi casi, già abbiamo problemi che richiedono I'intervento del dentista. Conservare in salute i propri denti, non solo vi fa risparmiare disagi e dolori lungo la vostra vita, ma anche risparmiare denaro. I germi e la placca, fermi in quel piccolo spazio fra gengiva e dente, (e anche in altre parti del cavo orale) depositandosi la placca, provocano la reazione difensiva dell’organismo, facendo affluire più sangue dove necessario, perche questo contiene i globuli bianchi, che sono i vigili urbani del organismo, le prime difese al problema. Questi vigili urbani senza autovelox, non fanno prevenzione, combattono senza riposo ne tregua i germi annidati nella placca, perchè la placca anche se non si pranza o cena, si forma lo stesso in base al “ph” della saliva, a causa dell'afflusso di sangue, la placca se non rimossa correttamente, provoca l'aumento del volume gengivale, successivamente il suo sanguinamento, a volte con dolore e alitosi. Questa e una situazione che non dobbiamo permettere, allora mano a spazzolini e quanto altro, ed eliminiamola bene, tutti i giorni con santa pazienza». Del Panta nel corso della puntata ha dato molti preziosi consigli ed ha spiegato anche quali sono le conseguenze di una igiene non corretta sulla nostra bocca. 
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martedì 15 aprile 2014

Il diritto di famiglia in Marocco



Ospite di questa settimana ad Arab Rovigo è la giovane avvocato Kaoutar Badrane  che vive a Bassano del Grappa. Kaoutar si è laureata in Scienze Giuridiche con una tesi sulla “Al-Madawwana”, vale a dire la riforma del diritto di famiglia in Marocco. 
Ha poi conseguito una laurea specialistica in Scienze Giuridiche Europee e Transnazionali all’Univer- sità di Trento. Dal 2010 è iscritta all’Ordine degli Avvocati di Bassano del Grappa e da quest’anno anche a quello di Vicenza. Offre assistenza giuridica in lingua italiana ed in lingua araba. Ha deciso di specializzarsi in consulenza alle controversie che vedono coinvolti cittadini italiani in Marocco, fornendo loro informazioni sulla legislazione, in particolare nell’ambito commerciale e civile. 
E’ anche autrice del libro “Il codice di famiglia in Marocco” edito dalla libreria Universitaria. «L’idea di scrivere questo libro è partita dalla voglia di scoprire le mie radici ed i diritti delle donne nel mio paese di origine. Io sono venuta in Italia quando avevo sei anni e sono cresciuta in una famiglia patriarcale, tradizionalista. 
Quando andavo fuori di casa, a scuola mi trovavo a confrontarmi con una cultura diversa. Fuori di casa vedevo un mondo e all’interno di casa mia ne vedevo un altro. Così sono cresciuta con la voglia di capire. Per esempio a scuola quando vedevano che mi accompagnava mia mamma che portava il velo, mi dicevano: ma tua mamma è costretta a portare il velo? E quando tornavo in Marocco per trovare i parenti mi dicevano: ma le donne in Europa sono costrette ad andare in televisione a ballare svestite? Io ho voluto sapere la verità, per capire me stessa». 
I conduttori le hanno chiesto se ci sono analogie tra la famiglia in Italia e la famiglia in Marocco: «Con la crisi anche in Veneto, si sta tornando alle famiglie allargate, un po’ come succede in Marocco, si sta creando più solidarietà, c’è maggiore comunicazione tre le persone. In Marocco il diritto di famiglia non è mai stato cambiato dai Coloni, è sempre stato legato alle leggi coraniche. Poi le proteste femministe hanno portato dei cambiamenti che però non sono ancora completi». 
Il libro di Kautar parla proprio di questi argomenti.

giovedì 10 aprile 2014

La Bibbia e il bibliodramma



Nella sesta puntata di Aspettando il festival biblico sono ospiti Frida e Giovanni della scuola di Forazione Teologica per laici di Rovigo. Come al solito gli ospiti si sono presentati agli ascoltatori: «Sono stata invitata al Festival come facilitatrice della metodologia del bibliodramma  - ha detto Frida – che sembra una parola difficile ma in realtà è solo chi aiuta a vivere al meglio una laboratorio di bibliodramma che si terrà domenica 25 maggio alle 16.00 al ridotto del teatro sociale. Il titolo sarà: “Attraversando attivamente una narrazione” e il brano preso in considerazione è dal cap. 19 del Vangelo di Luca, dedicato a Zaccheo, e cercheremo di capire il Zaccheo che c’è in noi. In Zacccheo si trovano le due persone, quella arrivata che non si sente soddisfatta e la persona ancora alla ricerca di qualcosa e non sa bene cosa sia. Oppure c’è il tema della legalità, perché in Zaccheo i temi sono tanti». Giovanni ha parlato della scuola Teologica per laici: «Il festival biblico sarà l’occasione – ha detto per mettere l’accento sull’aspetto culturae del testo biblico, siamo abituati a considerarlo un testo sacro. E’ un testo fondante della nostra società, del nostro modo di essere, abbiamo voluto quindi partecipare facendo dei piccoli incontri, quello che riguarda il bibliogramma e poi dei momenti di meditazione, il primo dei quali saà sabato 24 aggio alle 9.30 e avrà come tema: “Custodia o abuso del creato”, si tratterà di una conversazione. L’altro incontro sarà intitolato: “In carcere insieme a Gesù”, e vedrà la partecipazione di Livio Ferrari, giornalista che ha dedicato la sua vita a favore dei carcerati. Avremo poi un momento di meditazione dal titolo: “L’esilio, tra crisi di fede e memoria delle proprie radici” ed è una lettura spirituale del testo tenuta da Suor Cristina Caracciolo. Si sono scelte delle location dei luoghi che non fossero necessariamente di uso religioso ma di uso civile, come il ridotto del teatro sociale e le chiesa di San Domenico».
“Con il  Bibliodramma – ha detto Frida - cerchiamo di fare entrare il testo biblico in noi in modo da viverlo da dentro con i nostri sensi e le nostre emozioni. E’ un incontro con il testo biblico partendo dalla propria esperienza di vita. E’ una modalità di lettura di gruppo (di solito sono 12-15 persone). 
Ascolta la puntata



L'anima ecumenica del Festival Biblico



Nella quinta puntata di Aspettando il festival biblico Alessandra Moretto e Suor Michela Marinello che fanno parte entrambe del Servizio Ecumenico della Diocesi di Adria-Rovigo. Le due ospiti sono state intervistate sempre da Nazzareno, Luciana e Roberto.
Originaria di Villadose, Suor Michela fa parte della congregazione delle Serve di Maria Riparatrici, insegna religione all’Istituto Primo Levi di Badia e da tanti anni ha la passione per l’ecumenismo che per Rovigo è una bella realtà, dimostrato anche nello scorso gennaio quando chiesa evangelica e chiesa cattolica hanno preparato insieme la preghiera per l’unità dei cristiani: «il nostro è l’ecumenismo della vita, perché alla fine l’ecumenismo è fatto di cose semplici – ha detto suor Michela – come  instaurare relazioni fraterne nel territorio in cui si vive».
Alessandra è invece responsabile del Sae di Rovigo (segretariato attività ecumeniche): «Il Sae – ha detto -  è presente a Rovigo dal 2006 ed è il punto di riferimento per l’ecumesimo, è una associazione di laici impegnati nel dialogo tra i cristiani».
Al festival biblico infatti ci sarà un appuntamento, domenica alle ore 18.00  dedicato alla Bibbia e all’ecumenismo. La Bibbia è infatti il punto di riferimento di molte religioni, come l’ebraismo e poi le chiese cattoliche, le chiese ortodosse e le chiese protestanti evangeliche. L’incontro è intitolato: «Ricorda i giorni del tempo antico, medita gli anni lontani. Interroga tuo padre e te lo racconterà, i tuoi vecchi e te lo diranno».  Nel Festival è poi inserito anche il Culto della domenica della Chiesa evangelica battista di Rovigo. «Prima del Concilio Vaticano la Bibbia non era accessibile a tutti – ha ricordato Suor Michela – neanche a tante mie consorelle, e allora non si parlava di ecumenismo. Da allora ad oggi sono stati compiuti tanti passi avanti ma tanti si devono ancora compiere». 

mercoledì 2 aprile 2014

La nostra bellissima esperienza di servizio civile



Il servizio civile regionale è nuovamente al centro di Radio Volontariato. Nella puntata in onda nella prima metà di aprile, conosciamo Nicola, Sara e Matteo, tre volontari in servizio civile in tre associazioni che offrono servizi di trasporto a persone non autosufficienti. Nicola Crimaco presta servizio dal maggio scorso alla Croce Azzurra di Bergantino, che opera con ambulanze e taxi ambulanze nel territorio altopolesano. “Accompagno persone anziane a fare visite mediche oppure trasportiamo verso l’ospedale persone allettate con l’ambulanza dell’associazione. Inoltre mi occupo della promozione della Croce Azzurra e delle sue attività”. L’associazione Volontariato Barbara di Occhiobello ha invece accolto Sara Pavanello. Qui, oltre a svolgere servizi con i mezzi di trasporto dell’associazione, si occupa di attività amministrative e contabilità. “Sto studiando economia, perciò questa esperienza mi sarà utile anche per avere una prima esperienza nell’ambito per cui mi preparo a lavorare”. Matteo Casarin, infine, è in servizio all’associazione Blu Soccorso di Lusia. “Oltre ai trasporti, presidiamo manifestazioni sportive e altre iniziative, mettendoci a disposizione come soccorritori”. Per fare servizio in un ambito tanto delicato, non è necessaria tuttavia una formazione specifica: “Siamo stati formati con corsi appositi sul primo soccorso, utili anche per future esperienze lavorative”. Al termine dell’anno di servizio, dice Matteo, “credo di avere imparato ad imparare da altri, a fare gruppo e lavorare con altre persone, tutti requisiti che preparano a futuri ambienti di lavoro. Il bello è che l’ho fatto divertendomi”. Per Nicola, il servizio civile ha completato la sua formazione: “Studio per diventare psicologo. Mi mancava un’esperienza come questa, in cui i servizi richiedono anche di relazionari con persone che soffrono o con i loro familiari”. Dopo dieci mesi di servizio, Sara è ancora carica di entusiasmo: “Continuerò anche dopo la fine dell’anno di servizio civile. Se potessi, farei di questo il lavoro della mia vita”.







Associazionismo e incontro di culture



Si è svolto venerdì scorso presso la sede di Radio Kolbe Rovigo, il convegno Associazionismo e incontro di culture, per festeggiare il primo compleanno del Programma ArabRovigo, curato dall’associazione Casa Marocco sulle frequenze dell’emittente diocesana. A fare gli onori di casa il direttore don Bruno Cappato che ha ricordato il compito della radio, una radio aperta al confronto tra le persone sull’esempio proprio dell’ispiratore San Massimiliano Kolbe. E’ intervenuta poi la presidente dell’Associazione Casa Marocco, nonché conduttrice del programma Dounia Machkour: «il nostro obiettivo - ha detto Dounia - è stato fin dall’inizio il coinvolgimento delle diverse componenti associative e sociali per compiere azioni positive in favore degli immigrati e consolidare le buone relazioni tra il nostro paese di origine e quello in cui viviamo, senza condizionamenti per l’appartenenza a credi religiosi diversi, ad ideologie di differente cultura etnica e la valorizzazione delle donne immigrate». Il programma non si è limitato solo alle frequenze radiofoniche ma è stato anche messo in internet nel sito della radio e nel sito della associazione attivato a dicembre dello scorso anno, varcando in questo modo le frontiere nazionali e raggiungendo le popolazioni che vivono in Marocco. In circa quattro mesi le puntate sono state ascoltate 296 volte ed il 62,5% sono stati nuovi accessi. All’incontro sono intervenuti il vice sindaco di Rovigo, Gianni Antonio Saccardin, gli assessori provinciali Guglielmo Brusco e Marinella Mantovani, Davide Girotto della Caritas diocesana, il pedagogista Vincenzo Longo, Valentina Tienghi, che ha aiutato Dounia nella trasmissione del programma e Kabira Edlahcen mediatrice linguistico culturale. Hanno portato un saluto anche Anna Maria Monesi dell’Associazione Andos. Ha fatto da coordinatore degli interventi Federico Amal che da poco tempo affianca Dounia nella conduzione del programma. Dounia ha consegnato una targa a don Bruno in segno di ringraziamento per la disponibilità dimostrata.